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1923 - 1944

Casa Manfredi

Scopri la storia di questa casa di latitanza

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L’abitazione dei Manfredi a Villa Sesso è un luogo simbolo dell’antifascismo, casa di latitanza e base della Resistenza per i giovani partigiani. 

Qui il comitato provinciale dei Gap si riunisce settimanalmente per organizzare la lotta e sempre qui, per mano della Brigata Nera, si consuma il triste epilogo di questa famiglia e dei suoi cinque figli morti per la liberazione dal nazifascismo.

Casa Manfredi, Fototeca Istoreco, Reggio Emilia dopoguerra

Casa Manfredi oggi, Foto Marco Montanari, Reggio Emilia 2018

I Manfredi sono una famiglia di contadini affittuari, trasferitisi a Villa Sesso nel 1923, quando le prime squadre fasciste imperversano nel territorio aggredendo gli antifascisti.

Maria Giglioli con alcuni dei figli, Foto fornita dalla Sezione ANPI di Villa Sesso, Reggio Emilia anni '20

Virginio e la moglie Maria Giglioli hanno sei figli maschi: Attilio, Tito, Alfeo, Aldino, Guglielmo, Gino. 

Nei giorni successivi all'Armistizio dell'8 settembre 1943, tornati i figli militari, la famiglia si dedica all'attività clandestina. 

Dal marzo 1944 viene costituito dalla rete della Resistenza un organismo detto «paramilitare» che affianca i Gap (Gruppi di Azione Patriottica) e Casa Manfredi ne è la base. 

Virginio Manfredi e la moglie Maria Giglioli, Foto fornita dalla Sezione ANPI di Villa Sesso, Reggio Emilia anni '30

Il Comitato provinciale dell’organismo si riunisce qui settimanalmente, mentre ogni giorno si svolge clandestinamente il lavoro di collegamento, assistenza, trasporto di materiale e recupero di armi. 

casa manfredi panoramica

Casa Manfredi oggi, Fototeca Istoreco, foto Marco Montanari, Reggio Emilia 2018


Casa Manfredi – da cui passano molti di coloro che dalla Bassa reggiana si arruolano nelle formazioni partigiane della montagna – diviene una casa di latitanza e una base indispensabile della Resistenza, per cui si decise di non svolgere azioni nelle vicinanze che potessero attirare l'attenzione della Guardia Nazionale Repubblicana e della Brigata Nera.

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la storia della famiglia Miselli

Nel 1944, con lo svilupparsi dell'attività delle Squadre di Azione Patriottica (SAP, l’ex organismo paramilitare), i fratelli Manfredi partecipano a numerose azioni resistenziali insieme alla famiglia Miselli e ad altri partigiani locali. 

Nonostante le precauzioni prese, le spie fasciste individuano la casa e il comando.

Da sinistra: Guglielmo, Aldino e Gino Manfredi, Foto fornite dalla Sezione ANPI di Villa Sesso, Reggio Emilia

Nella notte fra il 16 e il 17 dicembre ‘44, circa 200 fascisti della Brigata nera e della Compagnia UPI- Ufficio polizia investigativa della GNR compiono un rastrellamento a Villa Sesso e fucilano quattro giovani a Casa Iotti, fra cui Alfeo Manfredi. In seguito molte altre persone vengono arrestate.  

Cippo accanto a Casa Manfredi, Fototeca Istoreco, foto Marco Montanari, Reggio Emilia 2018

In questa situazione di violenza e guerra aperta, il 19 dicembre alcuni partigiani uccidono sei fascisti ritenuti, a torto, responsabili dell’eccidio dei quattro giovani. Il 20 dicembre ha luogo un nuovo rastrellamento: nelle prime ore del giorno la Brigata Nera invade la frazione, compie perquisizioni ed effettua 432 fermi, 57 arresti con torture e 14 fucilazioni. Infine, il 21 dicembre militi della Brigata Nera fucilano, sull'argine destro del torrente Crostolo -dietro Casa Manfredi - altri cinque ragazzi.  

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Vittime e responsabili dei rastrellamenti del dicembre 1944 a Villa Sesso

In totale saranno 23 le vittime dell'eccidio di Villa Sesso fra cui i fratelli Manfredi e il padre Virginio, il quale non volle sopravvivere ai suoi ragazzi.

Ricordo della famiglia Manfredi e della famiglia Miselli, Fototeca istoreco

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