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1821-1996

Centro psichiatrico militare San Lazzaro

Scopri il ruolo del Centro per malattie mentali in guerra

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Una guerra senza eguali non solo per gli armamenti utilizzati ma anche per la sua durezza estenuante. Il senso di disorientamento e spersonalizzazione creano turbe psichiche e disagi mentali gravi. L’Ospedale psichiatrico San Lazzaro si affolla in quegli anni arrivando ad ospitare 5000 soldati.
Il sovraffollamento provocò numerosi problemi tra cui un’epidemia di colera.

MANICOMIO DI SAN LAZZARO
FOTOTECA BIBLIOTECA PANIZZI, FOTO ROBERTO SEVARDI - REGGIO EMILIA 1920 CA.

AREA SAN LAZZARO
FOTOTECA ISTORECO, FOTO ANDREA MAINARDI - REGGIO EMILIA 2018

Ospedale Psichiatrico San Lazzaro Reggio Emilia

FRENOCOMIO DI SAN LAZZARO
FOTOTECA BIBLIOTECA PANIZZI - REGGIO EMILIA 1900 CA.


L’Ospedale psichiatrico San Lazzaro venne fondato nel 1821 dal duca Francesco IV in un luogo da sempre adibito a ricovero. Qui infatti sorgeva già un ospizio per poveri, vagabondi e malati e nel medioevo un lazzaretto. Venne chiuso, come tutti gli altri manicomi italiani, a seguito della legge 180 del 1978 e cessò di esistere definitivamente nel 1996. Ha ospitato circa 100.000 malati, tra cui oltre 5.000 soldati della Prima guerra mondiale. 

La guerra ebbe infatti un grosso impatto sulla vita di questa “città nella città”. Basti notare che nel 1914 aveva accolto 1326 malati mentre il 1° gennaio 1919 questi erano 2150, con conseguenti problemi di sovraffollamento tra cui un’epidemia di colera. All’inizio del conflitto l’esercito aveva approntato un sistema di assistenza sanitaria che prevedeva anche la parte psichiatrica, organizzata grazie alla collaborazione di Augusto Tamburini, già direttore del San Lazzaro (1877-1907). Inizialmente negli ospedali psichiatrici provinciali – tra cui il San Lazzaro- erano previsti solo dei reparti per militari, in cui trasferire i soldati con problemi più gravi mentre gli altri avrebbero dovuto essere curati al fronte. A partire dal 1917 tuttavia si creò un unico Centro psichiatrico di prima raccolta con sede a Reggio Emilia a cui, dopo una prima analisi del caso presso l’Armata di appartenenza, il soldato veniva inviato direttamente. 

4 febbraio 1919, assunzione del servizio di bucato del Centro Neuro-Psichiatrico di Prima Raccolta
Archivio ex ospedale psichiatrico san lazzaro di reggio emilia - ausl re

Il Centro, diretto dallo psichiatra Placido Consiglio, era un ente autonomo rispetto all’ospedale psichiatrico, ma erano frequenti i contatti tra le due istituzioni, tanto che Consiglio venne affiancato da Emilio Riva, giovane medico del San Lazzaro: proprio lui racconta che il centro, aperto all’inizio del 1918, poteva ospitare fino a 1300 ricoverati e nell’estate del 1918 arrivò ad accogliere fino a 50 nuovi accessi al giorno. 

Emilio Riva, “Un anno di servizio presso il centro psichiatrico Militare” in Rivista sperimentale di freniatria, XLIII, 1919, p. 443
Archivio ex ospedale psichiatrico san lazzaro di reggio emilia - ausl re

Il sovraffollamento e la necessità di gestire i casi nel minor tempo possibile spinsero i medici ad annotare nelle cartelle cliniche solo i dati essenziali, talvolta trascurando perfino la diagnosi.   

In altre cartelle invece troviamo osservazioni più complete, ad esempio per i sospetti simulatori, o documenti privati, come lettere scambiate con i familiari – soprattutto nel caso degli ufficiali, mediamente più istruiti dei soldati semplici –.

Cartella clinica di: Vincenzo D., sospetto simulatore e Armando F. Lettera alla fidanzata di Carlo P.
archivio ospedale psichiatrico san lazzaro di reggio emilia - ausl re

Negli stessi anni, il San Lazzaro fu interessato dal trasferimento di malati – uomini e donne – sfollati dagli ospedali psichiatrici del Triveneto, che vennero poi rimandati nei luoghi d’origine alla fine del conflitto.

malate provenienti dall’ospedale psichiatrico di Venezia, Registro d’ingresso donne
archivio ospedale psichiatrico san lazzaro di reggio emilia - ausl re 1917

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